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Abbazia Montelabate: ricerca e scoperta

Perché in un sabato pomeriggio estivo cerco riparo in una visita guidata all’Abbazia di Santa Maria Valdiponte a Montelabate? Scegliere di conoscere il territorio e le bellezze che ci circondano è un piccolo seme da piantare nel cuore di Ginevra, rinvingorisce il mio, soprattutto serve a sostenere il progetto “Pink is good” di Fondazione Umberto Veronesi e il progetto “Assegno amico Onlus” per l’Ospedale pediatrico Gaslini.

Decidiamo di partecipare a questa visita organizzata perché come sapete la ricerca scientifica è un argomento che mi sta molto a cuore e dalle mie parole potrete comprendere il motivo profondo: https://www.lavinparis.com/ricerca/

Acquistiamo anche con piacere due borracce eco-sostenibili per la Fondazione Umberto Veronesi, che vi consiglio di acquistare in vista dell’estate, per evitare la plastica e soprattutto per la ricerca scientifica.

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/fondazione-umberto-veronesi/perugia.runnig-team-2020/perugia-corre-con-la-ricerca

Arriviamo alle 17, lo scenario che circonda i nostri occhi è Natura, natura ovunque, in cui è custodita tra la vegetazione questa imponente Abbazia benedettina fondata prima dell’anno 1000.

Il contributo offerto per visitarla sarà devoluto a due progetti Fondazione Veronesi e Fondazione Gaslini: è una visita guidata privata, organizzata per massimo di 50 persone, seguendo le disposizioni Covid-19. Normalmente l’Abbazia si può visitare solamente su prenotazione, trovate le indicazioni all’interno del sito http://www.montelabate.com/it/.

Il portone principale da cui iniziamo il nostro percorso guidato, ha una piccola porticina centrale che ci ricorda che nel passato per entrare si doveva inchinare il capo, essendo un luogo sacro ed esposto verso Est per onorare Dio.

In pochi metri ci ritroviamo nel Chiostro interno in cui si possono notare dei blocchi bianchi sparsi in tutta la struttura: sono stati utilizzati per il restauro e la scelta di lasciarli volutamente così visibili e bianchi è per ricordarci dove sono stati messi. Le colonne sono tutte diverse, nessuna è uguale o simile all’altra; la nostra guida ci racconta che sono state create dall’arte del non buttare mai via niente, ognuna nella sua diversità è unica e la prima lezione che ci viene data da questo luogo sacro è che “La vera bellezza si trova nelle differenze, la vera ricchezza è nella Diversità”.

Il Chiostro ci ricorda le due funzioni benedettine “Ora et labora”, una pratica e una ideale. La funzione pratica si esprime con il lavoro nei campi, momento giornaliero che non poteva mai mancare nella vita benedettina e quella ideale nella struttura stessa del chiostro, essendo una piazza chiusa, veniva utilizzata per la concentrazione spirituale in quanto l’unica apertura è quella verso l’alto, verso cielo, verso Dio.

Raggiungiamo la Sala del Capitolo, in questa Sala ogni giorno si leggeva un estrapolato della Regola perchè le tre virtù principali fissate dalla stessa per il processo di miglioramento dovevano essere prima riconosciute, assimilate e poi esercitate.

Le tre virtù benedettine erano e sono:

• l’obbedienza, che è un mettersi in ascolto, in piedi, pronti ad agire secondo saggezza e conoscenza;

• il silenzio, che non è un vuoto mentale o l’assenza di proposte, ma il momento e il modo che le fa maturare. Collegate al silenzio, e funzionale ad esso, ci sono la sobrietà e la proprietà di linguaggio;

• l’umiltà, che è un sentirsi permanentemente vicini alla terra, cioè vicini ai problemi ed attenti alle realtà quotidiane. L’acquisizione di questa virtù consente di avere la reale percezione della propria fallibilità e della propria fragilità in ogni situazione.

La sala del Capitolo era anche il luogo in cui i monaci si riunivano per le questioni importanti riguardanti la vita abbaziale. L’ambiente preserva ancora affreschi di rilievo attribuiti al pittore denominato “Maestro di Montelabate”, protagonista della pittura perugina di fine Duecento. In essi sono rappresentati: San Benedetto, una Vergine col Bambino, il committente inginocchiato, la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni. I Gesù benedettini solitamente erano in croce ma con gli occhi aperti, per simboleggiare il trionfo di Dio sulla morte, qui il Gesù è rappresentato con gli occhi chiusi, forse per esprimere più umanità, come se dicesse ho sconfitto la morte, ma io soffro e muoio per te.

Continua la nostra visita passando per il frantoio fino alla cantina, in cui si trovano enormi botti di vino che un tempo venivano utilizzate per la produzione di vino rosso. La cantina è oggi una bellissima galleria d’arte, le botti sono pareti in cui esporre opere d’arte di artisti umbri e italiani, che possono essere acquistabili tutto l’anno per aiutare la Fondazione Gaslini. Ci sono quadri, oggetti d’arte e di ceramica, che variano in stile, forma, colori e valore.

Proseguendo arriviamo alla stanza della macelleria che ha accanto una piccola grotta, in cui una volta si conservava la carne con neve pressata; nella piccola stanza-mattatoio sono visibili ancora i ganci, i canali di scolo e il tavolo per macellare. Nell’ultima stanza prima di raggiungere la chiesa si trova un antico aratro meccanico, che ci ricorda come dal 1871 il lavoro dei campi sia cambiato grazie a questo moderno attrezzo agricolo.

L’ultimo luogo in cui ci rechiamo è la chiesa che è stata costruita tra la seconda metà del ‘200 e gli inizi del ‘300, più grande e in posizione sopraelevata rispetto alla precedente. Entrando c’è una navata unica, divisa in tre campate e con abside poligonale che ricorda il modello della Basilica Superiore di Assisi. Il portale e il rosone sulla facciata sono attribuiti alla bottega del “Maestro ricamatore” e i due altari laterali, uno dipinto nel 1488 da Bartolomeo Caporali, l’altro attribuito a Fiorenzo di Lorenzo del 1492, rappresentano una Vergine col Bambino e Santi e una Crocifissione. L’arrivo della peste è rappresentato dai due santi raffigurati, San Sebastiano e San Rocco, sono entrambi a braccia aperte in preghiera quasi a chiedere di non far entrare la peste.

La visita scorre veloce, è piacevole ascoltare racconti del passato e la mente e il corpo trovano entrambi beneficio.

Tra le parole impresse nella mia mente e nel mio cuore torno a casa con tante riflessioni:
“Cosa resta all’uomo per tutta la fatica per cui si affanna sotto al Sole? Getta il tuo pane sulle acque, in molti giorni le ritroverai”…se riuscissimo a dare valore, il vero valore alle cose umane, lo ritroveremmo per il nostro per sempre.

Scopro con piacere visitando il sito che ci sono percorsi didattici da poter effettuare con le scuole primarie e secondarie di primo grado http://www.montelabate.com/it/fattoria-didattica. Tutti i link per me utili li trovate in bio.

Con enorme curiosità mi parlano di “Kohèlet/Ecclesiaste” di Erri de Luca, torno a casa con la voglia di leggere questo libro immersa nella natura. Grazie!

Possiamo fare la differenza, camminiamo insieme!

http://turismo.comune.perugia.it/poi/abbazia-di-santa-maria-valdiponte-a-montelabate

http://www.montelabate.com/en/

https://ora-et-labora.net/sergiobini_regolabenedettina.pdf

Un commento

  • Diletta

    Bellissimo articolo, stupenda descrizione della visita, mi dispiace solo non essere potuta venire in primis per sostenere il progetto di Pink is good e le “mie sorelle acquisite”, poi per non aver spupazzato Ginevra… per non aver condiviso questa bella iniziativa… ma ci rifaremo 👌
    Grazie sister ❤️

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