Parola d’ordine: Research-Ricerca

Il primo-vero-grande dolore della mia vita l’ho provato a 16 anni, il suo nome era Cecilia. Oggi a 34 anni, se mi fermo e chiudo gli occhi, sento ancora il vuoto nel petto e le lacrime riaffiorano.

Cecilia era la sorella di mio padre, morta giovanissima dopo una lunga battaglia per il male del secolo: il cancro. Uno dei ricordi più limpidi è un sabato pomeriggio con lei a Cenerente, nella casa in campagna dei nonni paterni in cui ho trascorso l’infanzia: zia Ceci, era tornata a vivere a Perugia per affrontare le cure sperimentali, nella vita era un’insegnante in Sardegna e quel pomeriggio in cui era ancora lucida le chiesi di leggere i Malavoglia insieme…credo di essermi innamorata definitivamente di lei, del suo sorriso, del suo profumo, della sua calma, della sua fermezza, delle sue camicette, della sua pelle di pesca…sarei voluta diventare un’insegnante, sarei voluta diventare come lei, sto provando.

Cecilia muore a causa del cancro.

Il secondo-immenso- torbido dolore della mia vita l’ho provato a 26 anni, il suo nome è Diletta.

Diletta è mia sorella che si ammala all’improvviso a 29 anni, senza motivo, senza ragione. Poco dopo aver festeggiato il primo anno di matrimonio arriva la diagnosi, cancro al seno, come Cecilia. Ricordo ancora la telefonata per comunicarmi il risultato dell’ago aspirato, era un sabato mattina di Novembre ed ero dalla parrucchiera: le rispondo, già sapevo cosa mi avrebbe detto (noi ce lo sentivamo), Lavi avevamo ragione è maligno… ho pianto, pianto davanti a tutti, ho avuto paura, senza vergogna, in silenzio, con il vuoto nel petto. Operazione allo IEO a Milano, chemioterapia, radioterapia, cura farmacologica, punture, controlli, visite.

Diletta è viva, in completa remissione, rinata per la seconda volta e ce l’ha fatta: è la mia Eroina della vita. Oggi è una Pink Ambassador 2020 della Fondazione Umberto Veronesi, donne che corrono al grido Niente ferma il rosa, niente ferma le donne!” per dimostrare al mondo, e a loro stesse, che dopo la malattia si può tornare a vivere anche più forti!

Poco dopo la diagnosi di mia sorella è la volta di Maria Carla, anche lei cancro, la migliore amica di mia madre, la sorella che non ha mai avuto, la nostra Doc: non era solo la nostra Dottoressa di famiglia, era una parte della nostra famiglia.

Maria Carla muore a causa del cancro.

La madre di Edoardo, il marito di mia sorella Diletta, muore a causa del cancro quando lui aveva solo 18 anni.

Edoardo festeggia quest’anno a Febbraio i 40 anni con la diagnosi di Sclerosi multipla: arriva all’improvviso, in un giorno lavorativo qualunque, colpisce e ti ferma, senza lasciarti mai più.

La mamma di Elisa, il papà di Matteo, il papà di Alessandro… i genitori dei nostri più cari amici muoiono a causa del cancro. La mamma di Laura, moglie di Alessandro, è un’eroina e guerriera come Diletta.

Finché la vita non ti ferma e la malattia non entra a far parte della tua famiglia, pensi sempre che a te, ai tuoi cari e ai tuoi amici non possa accadere.

La ricerca è tutto! La ricerca è vita! La ricerca è cura!

Dovremmo crescere con l’importanza di salvaguardare la nostra salute, la nostra alimentazione, l’ambiente in cui viviamo e far progredire la scienza con il nostro aiuto.

Ognuno di noi porta la propria croce, aiutiamoci, possiamo fare la differenza, camminiamo insieme!

Vi lascio alcuni siti per aiutare la ricerca a cui sono legata:

https://www.fondazioneveronesi.it/donazioni/dona-ora

https://donazione.airc.it/?_ga=2.259401484.748461826.1592877526-1031309195.1592877526

https://www.retedeldono.it/it/pink-ambassador-running-team-2020

https://sostienici.aism.it/dona-ora/

Grazie

Un abbraccio

4 commenti

  • Daniela

    Sono una “reduce” oncologica.
    Carissima Lavinia, conosco tutto il percorso sanitario, dalla sala operatoria fino all’anticorpo monoclonale, passando per chemio terapia e radio terapia.
    Ho grande fiducia nella ricerca medica, nella nostra Sanità, nelle magnifiche persone che ho incontrato nel mio doloroso percorso. Sono certa che la Scienza, la reazione personale alla malattia e la Fede nella Divina Provvidenza sono stati il mio “cocktail ” positivo.
    Sono qui dopo vari anni dalla tempesta…
    …sono pronta a testimoniare che si può combattere e avere la meglio e pronta a contribuire per migliorare sempre più le condizioni della RICERCA MEDICA ONCOLOGICA.
    Un abbraccio caloroso, ti ammiro per la volontà di partecipare così attivamente.

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